Una delle novità più interessanti del ”Laboratorio di Artigianato, Creatività e Tradizioni – ACT Lab 2.0” è il nostro “Laboratorio outdoor” dedicato a tutti i giovani partecipanti agli altri corsi. Si tratta di un’iniziativa volta a far prendere coscienza, ai ragazzi, del territorio in cui vivono, a stimolare il senso sociale e di appartenenza ai luoghi, la comprensione della società attraverso i suoi segnali e la sua storia.

Spesso diamo per scontato ciò che ci circonda, abituati come siamo a quello che vediamo.

I partecipanti al “Laboratorio outdoor”, sono invitati dalle educatrici a fare delle passeggiate consapevoli nel quartiere dove vivono di solito – ma anche in altri quartieri cittadini – per capirne la storia, i segreti, scoprirne i tesori. Il quartiere diventa così un terreno esperienziale dove i ragazzi possano trovare un proprio orientamento e svariati punti di riferimento, umani e culturali.

Molti degli studenti a cui i nostri laboratori sono destinati sono del Rione Sanità, altri vanno a scuola all’Istituto “Maestre Pie Filippini” a Materdei (una zona appena limitrofa, che raggiungono a piedi o in metro tutte le mattine da quartieri differenti).

Nessuno di loro, in entrambi i casi, era mai stato al Palazzo dello Spagnuolo, in via Vergini, luogo simbolo del Rione sia per la qualità architettonica, che ne fa uno degli edifici di Napoli più apprezzati (meta di visita da parte di decine di turisti), sia per le iniziative culturali di grande pregio, promosse da numerose e differenti realtà cittadine, che nel corso degli anni si sono avvicendate nei suoi appartamenti. Facciamo riferimento alla Fondazione Morra che ha ospitato numerose mostre ed eventi artistici di livello internazionale; al Museo delle Guarattelle; ed anche …  con un po’ di disappunto, agli ambienti che dovrebbero essere adibiti a Museo di Totò, ma che a tutt’oggi restano chiusi.

Al piano ammezzato del Palazzo è presente anche un altro importantissimo pezzo di questo interessante mosaico culturale, o caleidoscopio, come altrove (clicca qui per vedere) è stato definito sul nostro sito: la “Mostra di abiti dello Sagnuolo”. Torniamo sempre volentieri a visitare questa meraviglia messa insieme dalla passione e dalla perizia del professor Massimo Perez , figlio del noto scultore Augusto che nel palazzo possedeva degli appartamenti, dello scenografo Clelio Alfinito e della costumista Francesca Romana Scudiero.

Sono stati gli stessi Alfinto e Scudiero a spiegare, nel corso dell’incontro out door del 10 febbraio 2018, l’importanza di mantenere viva, attraverso un’ accurata ricerca storiografica e un’attenta e sapiente pratica manuale, l’eredità storica trasmessaci dalle generazioni passate. Loro stessi hanno mostrato ai ragazzi come, per esempio,  dai modelli in carta dei vestiti illustrati nell’ “Enciclopédie” di Diderot e D’Alambert, sia possibile trarre abiti in tutto e per tutto identici a quelli realmente indossati dai nostri prozii francesi.

Non costumi di scena quindi, moderni anche se ispirati alle mode passate, ma abiti capaci, tra le altre cose, di offrire infinite risposte alle domande di grandi e piccini sulle usanze di questi nostri avi.

Oltre alla curiosità dei ragazzi che Alfinito e Scudiero hanno saputo saziare, dilungandosi molto e con piacere, nelle spiegazioni, si è offerta ai nostri giovani concittadini la possibilità di aprire – a pochi passi da casa loro – una finestra su una realtà fino ad ora sconosciuta, che parla un linguaggio fatto di termini e sapienze nuove, capace di allargare di molto i loro orizzonti.

Abbiamo inoltre cominciato, con questo primo incontro, a tessere una Rete di Luoghi conosciuti, e di Persone attive nel quartiere capaci di offrire stimoli nuovi ed esempi positivi alle giovani menti creative cui i nostri laboratori sono rivolti.

Roberta De Gregorio
(storyteller di ACT LAB – PROGETTO FINANZIATO CON I FONDI OTTO PER MILLE DELLA CHIESA VALDESE)