I mille Volti ed i Laboratori dello “Spagnuolo”

Il Palazzo Moscati – detto “dello Spagnuolo” – è il caleidoscopio del Rione Sanità che, in qualche modo, fa ritornare bambini chiunque gli si accosti e provi a “maneggiarlo”.

Se, entrato nel Borgo Vergini, avanzi un po’ tra le colorate bancarelle di frutta, verdura e generi vari, Ti consigliamo vivamente di provare a giocare con questo “luogo di meraviglie” per scoprirne i mille volti che lo hanno animato negli ultimi trecento anni. E Ti invitiamo a farlo, innanzitutto, in compagnia di Massimo Rippa, architetto e curatore de “Il sole tra i vicoli. L’inizio di un percorso nel Rione Sanità” (pubblicazione realizzata dalla Municipalità Stella-S. Carlo all’Arena di Napoli, dal quale sono tratte le notizie indicate qui in corsivo).

I primi colori e forme del caleidoscopio raffigurano le origini del Palazzo ed hanno il volto del marchese Moscati, che “divenutone legittimo proprietario nel 1738, decise di affidare i lavori di trasformazione all’ingegner Francesco Attanasio, unico nome sicuro a cui tutti gli storici attribuiscono la paternità dell’opera”. Subito però volto, colori e forme cambiano per rendere “altamente probabile la paternità del più talentuoso Sanfelice. A ragione di ciò, si prendono come riferimento le audaci bucature della gabbia strutturale, che gareggiano con il vicino Palazzo Sanfelice, progettato dallo stesso marchese-architetto, Ferdinando Sanfelice, quasi un decennio prima. Inoltre, a parte la mirabile tecnologia per la composizione di vuoti e pieni, resta il colpo d’occhio che si riceve – grazie anche ai recenti restauri che hanno reinserito gli originari colori – nel cortile: nella dimora personale di Ferdinando Sanfelice, in via Sanità, è presente una composizione di colori neutri; nella residenza dei Vergini invece, gli insoliti verde e rosa, si inseriscono, con molta probabilità all’interno di una moda mitteleuropea che, agli inizi del XVIII secolo, fu importata da architetti, al seguito della corte vicereale austriaca. La scala, tra le due ali del palazzo, non è soffocata, ma libera, grazie alle numerose aperture che garantiscono un sereno gioco introspettivo per chi l’attraversa. Il percorso è facilitato dalla presenza di gradini composti da un’ampia pedata e da una breve alzata: soluzione che permetteva di osservare comodamente sia il giardino retrostante – purtroppo non più esistente dopo la realizzazione, nel 1870, dell’attuale via Mario Pagano – sia il cortile. La scala, elemento indipendente e di mediazione, tra lo spazio verticale e quello orizzontale, offre così effetti scenografici. Inoltre si segnalano ancora le decorazioni; in particolare la scelta dei timpani alternati, sia nel cortile che in facciata, che informano di una conoscenza con l’ambiente romano di Francesco Borromini.

Agitiamo ancora il nostro “oggetto delle meraviglie” è si manifesta, addirittura, il volto di Carlo III di Borbone, “che amava sostare per cambiare i cavalli delle sue carrozze, con i buoi, animali più lenti ma più forti per sostenere la salita verso Capodimonte”.

Un altro colpo al caleidoscopio, e compaiono le sembianze alle quali è riferito il nome che ha reso il Palazzo universalmente noto. Infatti, “tra il 1811 ed il 1813, il settore con la cappella interna, fu acquistato da don Tommaso Atienza, procuratore generale di don Vincenzo Ossorio, appartenente ad una rispettabile famiglia spagnola. L’Atienza, per la sua vanità e per l’uso di circondarsi di opere artistiche, ottenute con danaro ricavato soprattutto dal gioco d’azzardo, per ironia della sorte, ad un certo punto perse tutto e anche i beni immobili. Da questo particolare personaggio ebbe origine il nomignolo del palazzo: Spagnuolo”.

Nel Novecento volti e colori dello “Spagnuolo” diventano più cupi. Nel 1925 il principe Umberto di Savoia vi inaugurò la “Casa del Fante” (nello stesso anno in cui il Palazzo fu dichiarato Monumento nazionale) e qualche anno dopo, nel 1936, vi fu insediato il Partito Fascista tanto che dal popolo era conosciuto anche come “Palazzo do’ Fascio” (la memoria di questo periodo è fissata sulla targa della parete destra nell’androne del palazzo). Infine, a seguito del terribile bombardamento dell’agosto 1943, una parte del caleidoscopio andò in frammenti e, dopo il tragico terremoto del novembre 1980, comparvero i volti disperati dei terremotati che lo occuparono in cerca di un luogo in cui abitare.

Nella seconda metà del Novecento, i volti del Palazzo ritornano decisamente confortanti. Nei primi anni Novanta, fece la sua comparsa il gallerista Peppe Morra che, al secondo piano del Palazzo, insediò la “Fondazione Morra – Istituto di Scienze delle Comunicazioni visive”.

Nello stesso periodo il volto di un grande artista del secolo passato, lo scultore Augusto Perez, apparve nell’appartamento che acquistò per abitarvi e realizzare le sue opere; qui fece eseguire una serie di lavori che permisero il recupero di modanature e decorazioni del Settecento. Il figlio Massimo Perez, artista anche lui e professore all’Accademia di Belle Arti di Napoli, ha proseguito la tradizione paterna consentendo l’apertura nelle proprie sale dell’ “Istituto delle Guarattelle” di Bruno Leone (oggi, però, l’Istituto non risiede più qui).

Ti invitiamo, quindi, ora a cambiare compagni di gioco, per scoprire le ultime meraviglie che puoi ammirare nel Palazzo, due laboratori di grosso livello artistico e di profonda suggestione:  ”La Galleria degli abiti dello Spagnuolo” e la “Bottega” del Maestro presepista e restauratore Biagio Roscigno, Se vuoi il prof. Massimo Perez, ideatore della Galleria, sarà lieti di accompagnarti in un esclusivo viaggio nella moda Napoletana, dal xv al xx secolo mentre il Maestro Roscigno ti mostrerà le artistiche scenografie presepiali o gli oggetti in restauro sulle quali sta lavorando e ti svelerà qualche piccolo grande segreto del mondo del presepio napoletano.

Ma non finisce qui… tante altre sorprese Ti potrà riservare lo Spagnuolo, soprattutto se riuscirà a vestire i panni di Totò, che da anni cerca casa al secondo piano del Palazzo!

Bollini Qualità

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Info

Il Palazzo dello Spagnuolo è un condominio di privati cittadini, alcuni dei quali hanno conservato e valorizzato gli storici appartamenti dei quali sono proprietari.

  • cortili sono visitabili tutti i giorni (il portone è aperto dalle 8 alle 20 circa, salvo la domenica quando chiude verso le 14). La sera si può ammirare la scenografica illuminazione dello scalone “ad ali di falco”.
  • Nel secondo cortile, sulla destra, si può visitare il laboratorio di Biagio Roscigno, presepista e restauratore, al quale NAPOLI inVITA ha dedicato una news (che si può leggere cliccando qui).
  • Al piano rialzato è visitabile la Galleria degli Abiti dello Spagnuolo (per consultare la pagina FB clicca qui)
  • Al primo piano, di fronte all’appartamento privato del prof. Perez, l’appartamento già sede della Fondazione Morra ospita ora “Brodo Associazione Culturale” (per consultare la pagina FB clicca qui), che organizza settimanalmente performance con la formula degli “aperi-concerti” e de “l’ora del tè…atro” oltre che, con diversa frequenza, delle  “cene spettacolo”.

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